?

Log in

No account? Create an account
 
 
25 June 2012 @ 11:40 am
[GLEE] The future is not set [PG]  
Titolo: The future is not set
Beta: lisachanoando
Rating: PG
Wordcount: 2684 (FDP)
Personaggi: Kurt, Blaine, Sebastian
Pairing: Klaine
Genere: Fantascienza
Warning: Slash, What if
Note: Scritta per la quinta notte bianca di maridichallenge su prompt di neera_pendragon: Glee - Blaine Anderson/Kurt Hummel + Sebastian Smythe - In realtà Sebastian è il figlio di Blaine e Kurt, venuto dal futuro.
Fermo restando che il Klaine non è esattamente nelle mi corde, il prompt era troppo bello per non scriverci su. Sì, nella storia c'è il Klaine. No, non c'è bashing.
Il titolo è una citazione da Terminator. Ce n'erano molte altre più belle, ma erano sinceramente troppo epiche per questa storiellina.
Riassunto: "In una corsa contro il tempo che potrebbe concludersi con la propria scomparsa, Sebastian deve convincere Kurt e Blaine che lui è il loro unico figlio dal futuro e che la sua sopravvivenza dipende dalla loro capacità di superare le loro divergenze adesso."

THE FUTURE IS NOT SET


Dopo tutto quello che ha fatto – gli insulti poco velati e travestiti male da battute, il continuo tentare di rimorchiare Blaine e quasi riuscirci, per non parlare dell'atto di violenza gratuita con la granita che lo ha quasi accecato e costretto per una settimana intera a starsene coricato a letto come avesse una malattia grave – a Sebastian non dovrebbe spettare la grazia di venire ascoltato, ciononostante sia Blaine che Kurt acconsentono ad incontrarlo quando lui li invita al bar per un cioccolato espresso senza panna pacificatore, ed entrambi potrebbero anche morire prima di riuscire a capire perché lo hanno fatto.
Sebastian si presenta con la divisa dei Warbler, i capelli perfettamente pettinati e un sorriso che vorrebbe essere amichevole, ma del quale alla fine non ci si può fidare. Sarà che non ha mai mancato di sorridere prima di farne una delle sue, il serpente.
Kurt siede in cima alla sedia, la schiena rigida e le gambe accavallate, in quella che per lui è l'immagine perfetta di un professionista integerrimo al quale è stato fatto un grave torto che non potrà essere in alcun modo ripagato. Un giorno, quando lavorerà a Broadway e il suo cachet di una sera potrà sfamare l'intera Namibia, quello sguardo gli permetterà di farsi portare in camerino una pizza alle due di notte senza che nessuno batta ciglio, neanche il pizzaiolo buttato giù dal letto da un teatrino di assistenti, manager e stagiste che sanno di rischiare il licenziamento in tronco se solo non compiono la missione che è stata loro affidata. Ma ancora questo Kurt non può saperlo, fortunatamente il suo subconscio – o quella parte di lui che spera in questo futuro – già si comporta come fosse il contrario.
Accanto a lui, Blaine vorrebbe fare lo stesso, ma lui non è così. Il suo istinto primario è sempre quello di sedersi in un angolo del divano e incrociare le braccia al petto per abbracciarsi il più possibile senza risultare ridicolo, risultato di un'infanzia un po' infelice, all'ombra di un fratello più famoso, talentuoso e bello di lui che lo prendeva in giro qualunque cosa facesse e lo ha inibito fin da bambino. Blaine è quello più facile da piegare. Può essere molto severo, ma è debole di fronte al senso di colpa. E' un grande sostenitore della teoria secondo la quale ognuno ha diritto ad una seconda, terza, quarta, infinite possibilità se si rende conto di aver sbagliato. Sebastian è diventato bravissimo a fingere di essere veramente contrito – non c'è niente che Blaine gli neghi ormai – e vuole vedere se la sua abilità funziona anche in questa precisa situazione. C'è una possibilità – svariate possibilità, invero – di fallire miseramente perché non sembra aver fatto nient'altro in questi ultimi tempi, ma non è il tipo da arrendersi.
“Facciamola breve, Sebastian, perché siamo qui?” Chiede Kurt, rompendo il ghiaccio. Allunga una mano verso il suo bicchiere di carta ma non beve.
Sebastian sorride, ma poi si fa serio. “Devo parlarvi. So che non me lo merito,” dice guardando espressamente Blaine che, per qualche motivo che fraintende in maniera colossale, si sente stringere lo stomaco e tenta di farsi ancora più piccolo di quello che è, “ma è davvero, davvero importante e apprezzerei molto se poteste dedicarmi qualche minuto del vostro tempo.”
Blaine sposta gli occhi acquosi su Kurt. “Kurt, potremmo anche-”
“Parla,” taglia corto Kurt, senza nemmeno voltarsi a guardare il fidanzato. Il tremolio che ha intuito nella sua voce gli dà sui nervi e dal momento che sa già cosa dirà se gli permette di parlare, preferisce tagliare corto e sopportare una noia sola invece che due.
Sebastian si schiarisce la voce e beve un sorso del suo cioccolato. “Quanto sto per dirvi è una cosa davvero incredibile e so già che la vostra prima reazione sarà quella di alzarvi e andarvene, probabilmente prendendomi a male parole,” dice. “E, credetemi, posso capirlo. Per questo, prima di proseguire, lasciate che vi dica che cosa succederà nei prossimi minuti, così avrete una prova che quello che vi dirò non è una menzogna. Kurt, fra quindici minuti esatti, alle 19.17, il tuo telefono squillerà. Sarà Rachel che ti annuncia di aver trovato finalmente un abito per quel suo ridicolo matrimonio. E' bianco, naturalmente, con un velo di organza che tu disapprovi. Lei a quel punto ti dirà una cosa che sai soltanto tu.”
Kurt sbuffa una risata. “Oh ma per favore, Sebastian...”
“Blaine,” continua il ragazzo, “non appena la telefonata si concluderà, il cameriere biondo con i riccioli che somiglia incredibilmente al tuo primo amore Jeremiah, ti passerà di fianco, inciamperà nella borsa della signora e rischierà di farci il bagno col cappuccino. Fortunatamente riuscirà a deviare la traiettoria e la sciarpa di seta di Kurt sarà salva.”
“Questo è ridicolo,” insiste Kurt. “E la cosa più stupida che tu abbia mai detto. E ne hai dette tante.”
Sebastian si stringe nelle spalle. “Allora aspettare che tutto quello che ti ho detto accada non ti costerà niente. Tuttalpiù dimostrerai che sono un bugiardo.”
Kurt cerca quell'ombra di sfida che c'è sempre negli occhi di Sebastian, ma non lo trova. “E dimmi, perché sapresti quello che sta per succedere? Predici il futuro.”
“Ci sono stato,” risponde Sebastian, ma lo fa con la voce stanca di chi già sa che non verrà creduto. D'altronde come potrebbe essere altrimenti? “Anzi, a dire il vero vengo da lì. Sono nato il 15 marzo del 2032 e sono vostro figlio.”
Kurt scoppia a ridere e continua a farlo così di gusto che è costretto a lasciare il bicchiere di carta e a piegarsi in due perché proprio non ce la fa a stare in piedi. Blaine sorride, ma lo fa solo un secondo e in maniera nervosa e poi guarda Kurt, incerto. Sebastian lo sa che suo padre gli crede – non coscientemente, è ovvio – ma c'è una parte di lui sintonizzata su una certa lunghezza d'onda, evidentemente. Glielo avevano detto che sarebbe successo.
“So che suona strano, ma-”
“Strano?” Kurt si solleva solo per ridergli in faccia. “Tu questo me lo chiami strano? E' inverosimile Sebastian e io non so cosa tu voglia ottenere con questa scemenza. Che cosa dovremmo fare, esattamente? Sei qui per farci salvare il mondo? Cerchi Sarah Connor o cosa?”
Sebastian sospira e lo guarda ridere senza sosta, sapendo che non c'è modo di fermarlo, almeno fino a quando non si renderà conto che non sta mentendo. Così, quando risponde, lo fa guardando Blaine che è chiaramente diviso fra l'insensatezza della situazione e la vocina del suo sesto senso che gli suggerisce di credere. “Sono qui perché è successo qualcosa,” dice. “Non so esattamente cosa, ma di qualunque cosa si tratti ha cambiato il corso della mia linea temporale. In poche parole, sto scomparendo. Tutti i miei ricordi si sono fatti molto confusi e ci sono persone che conosco da anni che non hanno la minima idea di chi io sia. Mia nonna, tua madre, Blaine, mi ha buttato fuori di casa a calci e mi resta davvero poco tempo prima di scomparire io stesso. Questo significa che da qualche parte nel passato voi non vi siete incontrati oppure vi siete lasciati, non lo so. Questo è l'unico punto del passato in cui riesco a tornare, quindi dev'essere qui che le cose cambiano.”
“Ma stiamo insieme,” azzarda Blaine.
“Per ora,” Sebastian si stringe nelle spalle. “Potrebbe succedere fra un mese o fra sei, non lo so. Temo che questo abbia a che fare con la partenza di Kurt per New York, il che sarebbe da lui, per questo sono qui a dirvi: qualunque cosa succeda, restate insieme.”
Kurt scuote la testa, asciugandosi una lacrima. “Tralasciando il fatto che ovviamente io non ti credo e tu sei pazzo, se lasciando Blaine ottenessi di non farti mai nascere, lo farei.”
“Kurt!” Esclama Blaine, sconvolto. “Hai detto una cosa orribile.”
“Andiamo! Non gli crederai mica!” Replica Kurt, frugando nella borsa. “E comunque non ho detto che voglio lasciarti, solo che lo farei per liberarmi di lui.”
“E ti sembra una bella cosa?”
“Parlavo per ipotesi, Blaine,” sbuffa Kurt.
Blaine incrocia le braccia al petto e abbassa lo sguardo, ferito. “E' un'ipotesi che non mi piace, sia che lui sia nostro figlio sia che non lo sia. Tu dovresti dire che non mi lasci e basta.”
“Era una battuta!” Sbotta Kurt. “Cavolo, possibile che tu sia così suscettibile?”
“Io suscettibile?” Replica Blaine. “Io suscettibile? Ma se non ti si può dire mai nulla? Il minimo disaccordo e vai subito in escandescenze perché i piani perfetti di Kurt Hummel non possono essere mai messi in discussione.”
I lineamenti di Kurt si fanno più duri. “Non credo che sia questo il momento di discutere.”
“E quale sarebbe esattamente, Kurt, quale sarebbe?”
Sebastian li osserva discutere e per un istante il tempo rallenta, gli sembra quasi di vedere le lancette dell'orologio a muro che faticano a muoversi come fossero immerse nella melassa. Sbatte le palpebre un istante e quando riapre gli occhi si rende conto che sta perdendo altri ricordi, che c'è un nuovo buco nero nella sua memoria. Questo viaggio a ritroso nel tempo non sta funzionando. “E' qui!” Sbotta, a voce così alta che gli altri due smettono di litigare. “Succede qui!”
“Cosa?”
“E' qui che vi lasciate!” Esclama sconvolto, alzandosi in piedi in preda al panico. “Oddio, sono io che vi faccio lasciare. Voi litigate per colpa mia.”
Kurt inspira, infastidito. “D'accordo, adesso basta così, seriamente. Sono stanco,” annuncia, alzandosi e recuperando la tracolla. “Blaine, andiamocene per favore.”
“Stavamo discutendo, mi pare.”
“No!” Sebastian blocca la strada a Kurt e lo prende per le spalle. “Per favore, non ve ne andate. Se uscite di qui, finirete per lasciarvi e io non sarò mai nato.”
“Come ho già detto, tanto meglio.”
“Kurt, per favore!” Esplodono Blaine e Sebastian, con lo stesso identico tono disperato.
Kurt li guarda entrambi e solleva un sopracciglio, non sa se arrabbiarsi ancora di più o se aiutarli a trovare un bravo terapista. “Sentite, io non sto cosa sta succedendo, di che droghe si sia fatto Sebastian o che cosa sia preso a te, Blaine, ma voi non potete seriamente pretendere che io via dia retta.”
“Il telefono, Kurt!” Esclama Sebastian, quasi togliendogli la borsa di dosso per fargli notare la suoneria del telefono che va avanti da qualche minuto. “Rispondi.”
Blaine osserva l'orologio. “Sono le 19:17.”
Kurt sospira, quindi recupera il telefono. Ne segue un attimo di silenzio, poi Kurt sbianca e alza lo sguardo su Sebastian che lo osserva in trepidante attesa. “E' Rachel,” mormora con un filo di voce. “Ha trovato l'abito da sposa.”
Sebastian si stringe nelle spalle. “Ci credi adesso?”
Kurt non riesce a dirgli nulla, continua a fissarlo mentre parla con l'amica. “No, Rachel. L'organza assolutamente no,” mormora. “Non era di moda l'anno scorso. Non è mai stata di moda, a dire il vero.”
“Non è possibile,” sta dicendo Blaine.
Kurt chiude la telefonata qualche minuto dopo. “Mi ha detto che ha trovato una cosa che le avevo chiesto di cercare,” esclama, fissando di fronte a sé con lo sguardo un po' vacuo.
“Poteva essere qualcun altro? Con il suo telefono, magari?”
Kurt scuote la testa. “Riconoscerei quella voce ovunque e poi eravamo a casa mia quando le ho chiesto quel favore, non poteva saperlo che lei.”
Ed è allora che il sosia di Jeremiah inciampa a dieci centimetri da loro ma con un movimento secco del braccio riesce eroicamente a salvarli dalla pioggia di cappuccino. “Scusate, mi dispiace tantissimo,” esclama a ripetizione mentre Blaine lo aiuta ad alzarsi.”
“Mi credete adesso?” Chiede Sebastian.
Kurt torna a sedersi. “Anche se fosse...” e fa così fatica a dirlo che deve schiarirsi la gola. “Come avresti fatto a tornare indietro nel tempo?”
Sebastian alza gli occhi al cielo. “E' un po' lunga da spiegare, diciamo che tra trent'anni la cosa sarà teoricamente possibile. Cioè, ovviamente, se sono qui lo è, ma nel mio presente lo è solo in via teorica. Io sono il primo che ci riesce e loro nemmeno lo sanno.”
“Hai fatto la cavia?”
Sebastian fa una smorfia. “Preferisco pensare che mi hanno fornito un servizio che in quel momento era fondamentale per me e in cambio io sto facendo per loro ricerche sul campo,” commenta. “Comunque! Ho bisogno del vostro aiuto. Se quando me ne andrò di qui, voi vi lascerete, io smetterò del tutto di esistere. So che il nostro incontro in questo tempo non è stato dei migliori, che ho fatto una serie di errori e che per paradosso sto rischiando io stesso di farvi lasciare, ma sono vostro figlio, volete davvero cancellarmi dalla faccia della terra?”
Kurt sta per aprire bocca, ma Blaine gliela tappa con una mano. “Raccontaci com'è andata,” gli chiede.
“Non posso, sarebbero spoiler.”
Blaine lo guarda seriamente. “Potrebbero non avverarsi mai, ti pare?”
Sebastian lo guarda storto per un po', ma Blaine stavolta non cede. E' evidentemente una di quelle situazioni in cui punta i piedi a terra e fa di tutto per non dargliela vinta. E' successo – anzi succederà – una volta che voleva uscire ma li aveva fatti arrabbiare. “D'accordo, vi dirò qualcosa, ma non tutto,” cede. “Ad un certo punto avete deciso di volere un figlio, così vi siete organizzati per averne uno e sono nato io.”
“Fin lì c'ero arrivato anch'io,” borbotta Kurt.
“Ti abbiamo adottato?”
Sebastian scuote la testa. “No, sono figlio vostro, anche se non sappiamo di chi. Conosco mia madre, però.”
Incuriosito dalla sua stessa vita futura, Kurt si piega quasi in avanti. “Chi è?”
“Non posso dirvelo e comunque non la conoscete ancora. Vi posso assicurare però che quando la incontrerete saprete immediatamente che lei è quella giusta. O almeno è quello che ripetete ogni volta che qualcuno ve lo chiede e diventate tutti zuccherosi pensando a quanto fossi carino quando mi avete portato a casa dall'ospedale.”
Kurt fa una smorfia. “D'accordo, va bene, va bene, ora non abbondare con i dettagli.”
Sebastian guarda di nuovo l'orologio, ancora tre minuti e poi avrà esaurito le possibilità. “Vi prego,” mormora, guardandoli entrambi questa volta e cercando di fare appello a quell'oscuro filo rosso che dovrebbe legarli o li legherà in qualche modo prima o poi. “Mi resta poco tempo, poi tornerà nel mio presente. Se non avrò risolto questa cosa, non ci arriverò mai. Sappiate che siete fatti per stare insieme, dico davvero, di tutte le coppie che ho conosciuto, nessuna è durata quanto voi. Non so perché, non so per volontà di chi e non so nemmeno come fate a sopportarvi l'uno con l'altro perché vi giuro che... ma questo non è importante, ora! Il punto è che vi amate, lo fate abbastanza da volere una casa, una famiglia un figlio, ma tutto dipende da questo momento. Se non rimanete insieme ora, non solo non ci sarò io, ma perderete una versione di voi che è più bella ancora di adesso.”
Blaine cerca la mano di Kurt sotto al tavolo e intreccia le dita con le sue. Ha quasi paura che Kurt non ricambi la stretta, ma lui lo fa e allora il suo cuore si tranquillizza.
“Adesso devo andare,” Sebastian si alza e per un attimo esita chiedendosi se debba abbracciarli o meno – saranno i suoi genitori in fondo – ma poi si dice che non sarebbe appropriato, che se tutto andrà come deve andare li riabbraccerà tra trent'anni. Forse, se tutto va come deve andare, avrà anche evitato che Blaine firmi le carte del divorzio. Anzi, avrà evitato che anche solo ci pensino a divorziare – questo è un particolare che ha preferito non rivelargli, perché in fondo è meno importante. Quello che gli importa davvero è di continuare ad esistere. Si allontana salutandoli con la mano e una volta svoltato l'angolo della strada, scompare.
Blaine e Kurt lo inseguono ma non lo trovano più. “E' la cosa più assurda che mi sia mai capitata,” commenta Kurt, guardandosi intorno.
“Già,” annuisce Blaine. “Che cosa pensi di fare?”
“Che cosa vuoi che faccia? Non avevo davvero intenzione di lasciarti prima, adesso direi che ho un motivo in più per non farlo, che dici?”
Blaine sorride. “Siamo l'unica coppia al mondo che resta insieme per il bene di un figlio non ancora nato.”
Kurt scoppia a ridere, una risata rilassata e divertita, poi lo prende sotto braccio e insieme si avviano verso la macchina. Con tutta la paura che ha sempre avuto del proprio futuro, è bello saperne almeno un pezzettino.
 
 
Current Mood: annoyedannoyed